Diario di Bordo Sulla Musica

Leonardo Da Vinci e la ricerca della perfezione nell’arte

Leonardo Da Vinci

Genio, enigmatico, artista e molto altro: sono solo alcuni degli appellativi che in questi oltre cinque secoli si sono collezionati per definire Leonardo Da Vinci, segno di una natura quasi sovrumana. Certamente l’alone di mistero che avvolge alcuni ambiti della sua vita e delle sue opere, matematiche, simmetriche quasi magiche, alimenta questo mito. Così come il celebre romanzo di Dan Brown negli ultimi anni ha fomentato ancora di più la leggenda, che non si è mai spenta.

Uno dei miei primi libri d’infanzia quando avevo cinque anni, era proprio una storia illustrata per bambini di Leonardo. Ne sono seguiti molto altri nel tempo e più adulti ma nessuno di questi arriva minimamente a dare un ritratto perfetto del Maestro come quello di Walter Isaacson.

La sua biografia di Leonardo Da Vinci non è solo un racconto ma una ricerca accurata che riunisce i suoi molteplici interessi con il grandissimo merito di parlare del suo essere uomo. Qui l’artista Vinciano diventa essere umano esemplare e attuale attraverso le diverse sfere della sua vita. Le sue opere, la sua famiglia, i suoi spostamenti tra Firenze, Milano e la Francia, i suoi legami, la sua omosessualità mai celata ma anche le difficoltà quotidiane che anche lui si è trovato a fronteggiare.

La bellissima statua di Leonardo posta davanti al Comune di Milano alla Scala ci lascia pensare a quali onori possa avere avuto il grande genio nella città lombarda. Invece dal libro di Isaacson si delinea la sua difficoltà a interagire con Ludovico Il Moro, un personaggio molto controverso, sicuramente amante della arti, ma di certo non il miglior datore di lavoro. Oppure le pressioni dei frati di Santa Maria delle Grazie per portare a termine il Cenacolo il prima possibile.

O ancora la sua proverbiale curiosità unita allo spirito di osservazione che l’aveva reso dapprima il migliore allievo nella bottega del Verrocchio e successivamente un vero e proprio scienziato. Da queste pagine, intrecciate ai taccuini e al racconto del Vasari, emerge un Leonardo Da Vinci estremamente aggraziato e benvoluto accerchiato da persone a cui amava dar consigli, fare da mentore o anche solo raccontare freddure. Certo, non proprio per tutti era così, come il travagliato rapporto con Michelangelo mostrava.

Come spiegò Vasari a proposito delle opere incompiute, Leonardo era frenato perché le sue concezioni erano così “sottili e tanto meravigliose” che erano impossibili da realizzare senza difetti. – Walter Isaacson

Una caratteristica che si ripresenta spesso nel libro, è la sua ricerca del reale con un tentativo ossessivo di voler replicare sul piano fisico la perfezione che aveva la sua mente o il suo occhio. Perfezione irraggiungibile a causa della limitatezza della materia e causa dei tanti dipinti incompleti che ci sono stati lasciati. Ma forse tra prospettive, bellezza, naturalezza, tratti mancini e sorrisi enigmatici, questa ricerca del quadro perfetto ma mai compiuto è quello che ci ha regalato la vera essenza di tali meraviglie che hanno attraversato il tempo e continuano a vivere in maniera vivida oggi, facendo ancora parlare di sé.

Ma è anche vero che il dilemma del non riuscire a replicare in maniera esatta la perfezione della propria mente è qualcosa di comune a molti artisti. Mi ha fatto sorridere che questa settimana ho ritrovato un concetto simile in un video di Masterclass di Christina Aguilera che diceva di aver imparato, in occasione della registrazione dell’album Stripped con Linda Perry, ad accettare di non poter avere la perfezione e che soprattutto a volte non sono i virtuosismi quelli che fanno la canzone bensì il sentimento da inseguire e condividere.

Ne fa un esempio concreto in Beautiful, forse il suo brano più celebre, in cui si spoglia dei virtuosismi per lasciare che siano la forza e l’emozione della voce a raccontare la storia della canzone, che alla fine è proprio questo: un elogio dell’accettarsi in tutte le imperfezioni. In un video prova a inserire vibrato e virtuosismi sulla melodia del brano e mostra come se avesse registrato una versione nel disco così “piena” non avrebbe comunicato al meglio quel sentimento come invece avviene grazie alla versione attuale.

In tutto ciò aggiungo che mai, dopo il post sulla paura della settimana scorsa, avrei immaginato di scrivere di Christina Aguilera e Leonardo Da Vinci in uno stesso post ma il bello dell’arte e proprio questo. 😛

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