What I was made for

What I was made for, istruzioni per l’uso

Se Taylor Swift ha vinto il prestigioso titolo di personaggio dell’anno secondo il Time, nello stesso periodo anche Billie Eilish e suo fratello Finneas hanno avuto il loro riconoscimento. “What I was made for”, colonna sonora del film Barbie, ha vinto il premio come Miglior canzone dell’anno secondo Variety, che addirittura ha descritto la ballad come “il miglior tema cinematografico dopo il loro No Time to Die”, con cui avevano vinto l’Oscar nel 2021.

ll duo dei fratelli O’ Connell continua a incantare grazie alla perfezione vocale di Billie e la grande capacità di costruire architetture sonore di Finneas. Se prima registravano le canzoni nella cameretta di quest’ultimo, adesso hanno spostato il business nel suo studio di Los Angeles. Otto Grammy fanno sentire il loro peso e anche se le pressioni sono tante, l’autenticità del suono (sempre basato sul seguire il proprio istinto più di teorie o architetture) è rimasta la stessa.

Sono passati ormai più di 7 anni da quando Ocean Eyes è diventata virale su Spotify, dando a Billie Eilish la giusta visibilità. “What I was made for” è il coronamento di questo percorso musicale, basato su un’accresciuta capacità vocale e una costruzione sonora ricercata, con suoni essenziali ma sperimentali. C’è una bellissima intervista fatta a Vanity Fair in cui raccontano la genesi del brano.

Processo creativo di “What I Was Made For”

Quand’erano piccoli, la mamma, insegnante di scrittura e composizione sonora, li faceva giocare con i film: dovevano guardarli, prendere appunti e poi creare una canzone. Dal gioco alla realtà. La particolarità di incidere una canzone per un film consiste proprio nel dover dare voce a immagini e al racconto di un certo personaggio più che ai propri pensieri. Oltre alla pressione di sottoporla ad altri per approvazione.

Greta Gerwig, la regista di Barbie sapeva esattamente cosa mancava al film per essere perfetto dal punto di vista sonoro: una heart-song. Le altre musiche composte da Mark Ronson con l’orchestra erano ottime ma Greta sapeva che Billie Eilish e Finneas erano perfetti per completare la colonna sonora. Così dopo averli invitati in studio per mostrare i 40 minuti di film già disponibili li ha lasciati lavorare.

What I was made for, come racconta la stessa Billie, è nata in maniera molto spontanea e veloce, scritta in meno di 30 minuti pensando appunto al viaggio di Barbie. Come poi succede sempre, il subconscio c’ha messo del suo e la canzone è diventata un racconto sulle difficoltà di essere donna e sul bisogno di libertà. E questo ha portato al successo, per la vulnerabilità espressa e l’aver suscitato un sentimento condiviso molto attuale.

L’arte della produzione

L’intervista a Vanity Fair sulla registrazione della canzone è un bellissimo esempio di processo creativo. Finneas spiega come cercassero qualcosa di emozionale. La voce è lo strumento principale, e il suo ruolo è stato principalmente quello di lasciare a Billie la possibilità di sperimentare tra melodie e parole.

Infatti la performance vocale del brano è stata una delle più difficili, cercando di scegliere lo stile più adatto per tenerla soft, anche attraverso registrazioni doppiate e ad libs (vocalizzi e improvvisazioni).

Penso al suono in una maniera fisica, con un suo peso. E in una produzione perfetta c’è un set bilanciato di scale. Io cerco di mantenere l’equilibrio e sento istintivamente quando qualcosa va fuori.
Finneas

La vittoria di What I was made for come miglior canzone dell’anno è quindi un bel riconoscimento di come la creatività senza troppe regole e teorie debba spesso lasciare il posto alla sperimentazione e allo stato di flusso. E a Finneas la grande sensibilità come Producer di non voler prevaricare con suoni costruiti ma seguire l’artista. In maniera eccellente aggiungerei.

Come sempre, se quest’articolo ti è piaciuto puoi condividerlo o iscriverti alla newsletter settimanale in cui parlo di libri, musica, film ed eventi. 

Per commenti, spunti o idee scrivimi via mail 🙂