libri lasciati a metà sotto l'ombrellone

Le parole non lette dei libri lasciati a metà ad agosto

Come ho sempre citato, la rubrica Diario di bordo in questo blog nasce ispirata dall’impareggiabile appuntamento mensile di Nick Hornby sul The Guardian. Un posto dove raccontava fino a qualche anno fa le sue letture, i suoi film eccetera. Da insicura cronica guardo con estrema diffidenza qualunque parola scritta dalla mia penna digitale (“ho messo uno spazio in più che faccio, lascio?” citazione pop per i lettori più young) ma pensavo che avrei tratto più soddisfazione dalla lettura. Che colpo secco quindi avere a che fare coi libri lasciati a metà.

In questa pausa estiva ho avuto tanto tempo libero sia sotto all’ombrellone che nelle serate fresche prima dell’uscita serale. Anche la buona intenzione non è certo mancata, dato che mi ero preparata una lista piuttosto ambiziosa di libri da leggere ma la realtà è che la maggior parte di questi non sono riuscita a completarli. Ho riflettuto sul misfatto per alleggerire la mia coscienza e fondamentalmente penso ci siano tre cause per i libri lasciati a metà:

  1. arrivata a metà del libro ti rendi conto che c’è qualcosa che non ti convince o nello stile dello scrittore o forse nella storia; o ancora, ti annoia proprio e diventa una tortura leggere anche solo una parola oltre;
  2. lo scrittore ha detto qualcosa che ti ha fatto arrabbiare e senti che la sua arroganza o le sue idee estreme non ti piacciono molto; non c’è speranza per noi di capirci;
  3. il libro e la storia sono interessanti ma…

La terza è sicuramente la categoria più difficile. Che cosa possiamo fare per salvare questo libro? Magari ha ancora qualcosa da dirci! Forse non si è spiegato bene fino a pagina 390 e nelle restanti 600 si riprende (scherzo, ndr). Però la vera domanda è perché dovrei procedere oltre. La verità è che l’unica risposta per un libro che non piace è lasciarlo a metà. L’ho imparato col tempo, dopo essermi ricordata che avevo finito la scuola dell’obbligo da diversi secoli ormai e la lettura doveva essere un piacere. Piacere. Questa parola che spesso ci dimentichiamo.

Ma almeno lasciamo che la lettura rimanga un atto di gioia. E a liberarci da tutta questa pesantezza interviene Daniel Pennac con il suo decalogo dei diritti del lettore che ci dice che lasciare i libri a metà è un nostro inalienabile diritto. Esercitiamolo, dunque, quando lo riteniamo necessario.

Per fortuna, non ho collezionato solo libri lasciati a metà ma anche qualcuno di cui poter parlare. Coi saggi ho avuto un rapporto conflittuale questo mese e penso di averli interrotti tutti tranne Flow, a cui ho già dedicato un post. Coi romanzi è andata meglio. Sono contenta di aver recuperato Il Mondo Senza di me di Marco Mancassola, in cui ogni parola è un capolavoro. Superconsigliato da leggere, così come Spatriati di Mario Desiati. Un romanzo che racconta le avventure di due amici snodandosi attraverso Valle D’Itria, Milano e Berlino. Storie non convenzionali di quarantenni di oggi. Un racconto forte, a tratti aspro, che lascia domande aperte nella testa di chi legge. Può non piacere ma sicuramente non può non far riflettere.

Giunta alla fine di questo post poco convenzionale, voglio concludere con una frase letta sul libro Il magico potere del fallimento di Charles Pepin, ovviamente lasciato a metà essendo un saggio. Ma magari che riprenderò nel prossimo mese (chi può dirlo). Il testo è interessante perché analizza come l’esaltazione della cultura del perfezionismo francese (e forse europea in genere) accresca frustrazioni e blocchi. Quando invece molti personaggi illustri come Thomas Edison, Rafael Nadal o Steve Jobs solo per citarne alcuni, ci insegnano che il percorso non è lineare ma costellato di cadute. E l’importante è rialzarsi! O meglio, avere in sé la forza di farlo.

Proprio perché veniamo al mondo troppo presto, dobbiamo trarre insegnamento dai nostri tentativi, dai nostri tentennamenti, dai nostri insuccessi.
Di più: non siamo semplicemente degli animali che sbagliano e imparano dai propri errori e da quelli della propria specie. Siamo animali falliti, nati prematuri, imperfetti. Ma questo fallimento della natura in noi è come un fuoco vico, il motore del nostro progresso.

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