Ambiente, finanza e tech: il punto della situazione

Mi sono accorta che da un po’ di tempo non scrivo sul blog di sostenibilità e ho pensato che potesse essere utile a sei mesi dall’ultimo post fare un punto della situazione. E partirei da una minestrone importante avvenuta tempo fa. La 26esima Conferenza delle Parti (31 ottobre al 12 novembre 2021) si è conclusa con l’approvazione, da parte dei 197 Paesi partecipanti, del “Patto di Glasgow” per accelerare la lotta al climate change e migliorare le condizioni dell’ambiente. Un obiettivo comune importante: limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi entro il 2100 rispetto ai livelli preindustriali.

Con tale documento i governi proseguono il loro percorso verso la decarbonizzazione entro il 2030,  ma con il taglio del 45% delle emissioni di CO2 rispetto al 2010, con il proposito di arrivare a zero emissioni nette intorno alla metà del secolo. Un segnale importante per accelerare gli sforzi per ridurre gradualmente  (ma non eliminare, punto cruciale di discussione) l’uso del carbone.

Si tratta comunque di un passo in avanti rispetto agli accordi del 2015 per la collaborazione e la trasparenza che impone agli Stati. Un’urgenza sentita anche, ricordiamolo, dall’evidenza che questo è stato il decennio più caldo di sempre nonché il 2020 l’anno più caldo. Siamo quindi tutti chiamati a dare il nostro contributo perché le piccole azioni su grande scala possono avere un impatto importante. E siamo tutti uniti per evitare conseguenze disastrose. 

Qualche dato sull’ambiente oggi? Il 40% dell’acqua dolce, entro il 2030, sarà consumato; la produzione agricola diminuirà del 50% entro il 2050; 700 milioni di persone saranno costrette a migrare entro il 2030 a causa dell’aumento della desertificazione

Importanti anche le nuove norme per frenare il disboscamento provocato dall’UE e per facilitare le spedizioni di rifiuti e promuovere l’economia circolare, una nuova strategia per la protezione del suolo entro il 2050 e anche riportare in buona salute le nostre acque. Importantissimo quindi procedere a più livelli.

Dal Patto di Glasgow è emerso anche un necessario intervento della finanza per elaborare una strategia efficace attraverso diverse fasi o anche con visioni futuristiche come nel caso della creazione di un Carbon Coin per finanziare la decarbonizzazione: 

Finanza

Uno dei temi è quindi quello degli investimenti per i fondi ad impatto sostenibile. L’interesse per gli ESG cresce infatti anche da parte degli investitori. Nordea ha effettuato un’interessante ricerca secondo cui il 56% degli investitori europei è interessanta ad investire in questo tipo di fondi ma non ha ricevuto proposte adeguate dai suoi consulenti. 

A dirlo sono circa 1200 clienti intervistati da Nordea Asset Management per un report pubblicato in vista dell’entrata in vigore della nuova Normativa MiFid.Un dato che conferma il trend generale non solo riguardo alla finanza etica e ai criteri e alle logiche che governano strategie aziendali sempre più orientate alla sostenibilità ma anche sul punto di vista del consumatore sempre più responsabilizzato verso queste tematiche. 

Sin dal 2019 la stessa Banca d’Italia ha integrato i criteri di ambiente, società e governo  nella propria politica per gli investimenti azionari, realizzando una riduzione del 30 per cento in termini di emissioni carboniche relative al proprio portafoglio alla fine del 2019 rispetto alla precedente composizione del portafoglio.

Startup Green Economy

Bill Gates è un fermo sostenitore della tecnologia come risposta alle sfide che il mondo di oggi ci chiama ad affrontare. Impossibile quindi escludere la sfida climatica da questa considerazione. Sempre più startup di sustaintech o green economy forniscono la loro tecnologia per le nuove esigenze. Gli ambiti di applicazione e interesse sono molteplici.

Dalle tecnologie di inclusione finanziaria a quelle più tecniche che riguardano nuovi materiali non inquinanti o ad esempio nuovi prodotti alimentari. La carne è sempre più additata tra una delle responsabili cause della Carbon Footprint e quindi un regime vegetariano è preferibile oltre ad essere sempre più diffuso anche grazie all’alta qualità di carne plant based o vegetale.

Altro tema cruciale è sicuramente quello della food waste e dello spreco in generale. Ad esempio Too Good To Go tra le realtà che hanno contribuito in maniera importante quest’anno  

Abitudini personali a favore dell’ambiente

Quando si pensa al clima non bisogna mai trascurare il ruolo che ognuno di noi può avere su un impatto di grande scala. E sono molte le voci in cui possiamo avere una condotta corretta e portare un cambiamento in positivo verso il clima. Per citarne solo alcune, connesse alla nostra quotidianità:

  • limitare i consumi elettrici
  • limitare i consumi idrici
  • limitare il consumo di carne, soprattutto bovina
  • mangiare carne vegetale o plant based
  • limitare l’uso della plastica
  • riciclare plastica
  • Eliminare gli sprechi di cibo

Non si tratta solo di abitudini virtuose,  da adottare per questo motivo, ma di gesti che hanno un impatto sull’ambiente molto concreto. Ad esempio lo spreco di cibo (un eccesso notevole se si pensa che ad esempio negli Stati Uniti circa il 40% del cibo viene sprecato) produce una notevole quantità di gas metano dovuta a l cibo che marcisce. Tanti piccoli gesti su cui meditare. E da mettere in pratica.

Qualche link di pprofondimento:

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