Diario di Bordo Sulla Scrittura

High Fidelity: quando un libro cult diventa millennial

High Fidelity

Nonostante abbia scritto tantissimi romanzi super interessanti, sceneggiature per film che hanno avuto un discreto successo e collaborazioni con alcuni tra i migliori quotidiani inglesi, Nick Hornby per i più rimane sempre “quello di High Fidelity” (aka Alta fedeltà nella versione tricolore). Del resto anche lui sapeva a cosa sarebbe andato incontro scrivendo uno dei libri cult per 3 generazioni.

Lo sapeva perché ha mescolato nel suo romanzo tutti gli ingredienti per avere un successo clamoroso: una storia d’amore in crisi, una colonna sonora di sottofondo meravigliosa (del resto, essendo un critico musicale era difficile poter sbagliare) e quel periodo super interessante, a lui contemporaneo, rappresentato dagli anni Novanta.

E come si dice, non c’è due senza tre. Ed ecco che dopo il successo del libro nel 1995 e del film omonimo di Stephen Frears con John Cusack (2020), anche il terzo atto è stato più che soddisfacente. Dopo 25 anni è cambiata la formula, ma non il risultato.

Nel nuovo High Fidelity siamo a New York, dove Rob dirige un fatiscente negozio di dischi, il Championship Vinyl, ma attenzione! Perché il nostro Rob Fleming non è un trentacinquenne inglese ma una bravissima Zoe Kravitz intelligente, “sgamata” e super alternativa con tanto di rasta e tatuaggi. Del resto, chi meglio della figlia di una vera rockstar ci può raccontare la sua storia tra amore, tradimenti, LGBT e dischi?

L’attrice protagonista riesce a dominare benissimo ogni puntata di questa serie TV che ha il potere di tenerci in bilico tra conflitto e amore, raccontando un mondo moderno in cui c’è sempre questa nostalgia di sottofondo per un periodo bellissimo e ormai lontano, rappresentato dai Vinili originali dell’epoca. Una colonna sonora meravigliosa tra Fleetwood Mac e David Bowie e, se ve lo state chiedendo, no, purtroppo non c’è neanche una canzone di papà Lenny Kravitz.

Oltre a questa storia d’amore appassionante, modificata rispetto al libro ma ben costruita in stile Brooklyn, una nota di merito alla cricca di amici super inclusive di questa Rob versione anni Venti del Duemila: queer, gay, black, artisti scozzesi e soprattutto due best friends tra i migliori dell’anno.

Anche High Fidelity è prodotto da Hulu.com, come molte serie tv di successo degli ultimi tempi e visibile in Italia su Starzplay, come quel capolavoro di Normal People di Sally Rooney di cui ho già parlato nel blog qualche settimana fa.

Uno spunto per passare le serate in queste feste natalizie diverse dal solito.

Fotografia di Hulu.com

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