Il Conte di Montecristo: una lezione sulla speranza

Il Conte di Montecristo è uno di quei romanzi di formazione che insegna come il bene sia più forte del male. Un testo importante che con la sua gravitas è in grado di trasportare in un mondo parallelo, suscitando ad ogni pagina tensione e suspance.

La Provvidenza guida tutto, anche la mano dell’uomo giusto. Un uomo che crede nella forza della verità e ha sete di giustizia. O forse è solo mosso dall’amore e dall’orgoglio ferito: Mercedes, la giovane catalana di Marsiglia, è il motore di Edmond Dantes, sia quando è un quasi-capitano di barca sia quando è sotto le spoglie dell’altero Conte o degli altri personaggi da lui messi in scena.

Fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta la saggezzaumana consisterà in queste due paroleattendere e sperare!

Dumas

Come un Amleto che scopre quanto il mondo sia fuori di quadro, così Dumas tratteggia il suo Conte di Montecristo, impegnato a esplorare, scoprire e agire. Perché di tempo per pensare ne ha avuto anche troppo.

La trama di tutto il romanzo può essere sintetizzata con quanto scritto da Bur: Quattordici anni di prigionia per immaginare la propria vendetta, dieci anni per metterla in pratica.

La sete di vendetta per l’ingiustizia subita, infatti, e la gioia che gli è stata strappata, guidano le sue azioni per punire proprio i cattivi che la società ha messo su un piedistallo. E di cui lui riconosce la ripugnanza. Dantes si attribuisce quindi il compito di mostrare agli altri la vera natura dei suoi nemici. Niente di più.

E da questo gioco che intavola per aiutare la Provvidenza a fare giustizia. il Conte di Montecristo finisce per fare del bene a chi è in difficoltà e se lo merita. Perché riordinare vuol dire proprio questo, ripartire con la bilancia a chi dare e a chi togliere.

Lungo il cammino, quest’uomo solitario, impeccabile nei gesti e nelle parole ma segnato nel viso dal dolore patito troverà degli amici in grado di fargli credere di nuovo nella bontà della razza umana. A partire dall’abate che sognava l’unità d’Italia e lascia all’imberbe Edmond Dantes non solo il suo tesoro nell’isola di Montecristo (in Toscana) ma qualcosa di più prezioso: la sua cultura. Un nuovo velo con cui guardare il mondo e riconoscere le insidie ma anche le opportunità che esso cela.

E alla fine di tutto, dopo aver mosso gli ingranaggi il Conte scoprirà che c’é un solo rimedio al dolore della sua anima: il perdono. Non un libro sulla vendetta, quindi, ma sulla speranza e la fede di poter creare un mondo più giusto.

Nella foto di copertina, immagine creata con Dall-e | Riflessioni su altri libri

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