Sulla Scrittura

Nulla dies sine linea. Quando l’arte si dà le regole

Nulla dies sine linea

1000 parole al giorno da oltre 10 anni: così Chris Guillebeau ha realizzato il suo sogno di diventare scrittore sfornando alcuni dei best seller di business più interessanti degli ultimi anni. Nel mentre girovagava per il mondo in tutti i suoi 139 Paesi. Sembrerebbe quindi, che a distanza di millenni, il celebre aforisma Nulla dies sine linea risulti essere ancora valido. Anzi, la regola base per alcuni artisti per poter effettivamente produrre i propri lavori.

Viviamo in un’epoca in cui l’algoritmo dei social media ci dice quanti contenuti dobbiamo sfornare ogni giorno per essere più visibili (ammesso che la questione ci interessi); l’ottimizzazione SEO, come per questo post, ci chiede non meno di 300 parole. E noi da buoni nativi digitali ci adeguiamo. Ma non dobbiamo dimenticare le regole più importanti di tutte, quelle che ci dicono come ottenere una buona qualità di quello che facciamo. O almeno è nostro dovere provarci. E come per tutte le cose, occorre esercizio quotidiano.

E questo lo diceva anche il maestro di chitarra classica dietro casa, quando si raccomandava di dedicare almeno 20 minuti al giorno allo strumento, ma per praticità citerò nomi più noti 😛

In particolare uno dei più convinti di questa teoria è Stephen King che nella sua autobiografia On Writing, dove racconta i suoi segreti del mestiere, fa anche questa ammissione dello scrivere ogni giorno. Nonostante l’incisiva prefazione in cui spiega di non essere molto convinto dell’utilità dei manuali di scrittura, il libro va letto perché racconta semplicemente la storia di un ragazzo che aveva un sogno e l’ha realizzato. Possa piacere lo stile o meno. Ascoltando la sua storia romanzata ci possiamo fare un’idea, citando le sue stesse parole: “Lo scrittore è quello che vede queste cose e crea connessioni. E per farlo deve esercitarsi. Scrittori si diventa”.

Nulla dies sine linea quindi. Proprio come scriveva nella sua Storia Naturale Plinio il Vecchio nel lontano 35 d. C. Letteralmente, nessun giorno senza linea. La celebre locuzione si riferiva al pittore greco Apelle che non lasciava passare giorno senza dipingere qualcosa. Inutile sottolineare come siano ancora universalmente validi gli insegnamenti dei classici.

La pensa così, ma in maniera più mitigata, il prolifico scrittore giapponese Haruki Murakami che ha scritto un meraviglioso manuale intitolato Il mestiere dello scrittore dove parte dalla sua esperienza per delineare dei casi pratici del suo metodo per ispirare anche gli altri aspiranti scrittori. Diciamo che quella di Murakami è una mediazione tra ispirazione e lavoro quotidiano. Racconta che ci sono periodi in cui non tocca penna (in maniera metaforica), ma quando decide di scrivere un romanzo si dedica con una ferrea routine quotidiana di tot numero di cartelle in formato giapponese. Il tutto in maniera frenetica fino alla revisione ultima.

Del resto, in un settore in cui la creatività è tutto, avere delle regole è l’unico modo per monitorare quello che si sta creando. Certo, mi sembra molto difficile immaginare William Shakespeare intento a contare le parole fuoriuscite dal suo calamaio ma di certo lui si poteva permettere anche di scriverne qualcuna in meno ogni giorno 🙂

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