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I racconti dell’Età del Jazz

I racconti dell'età del jazz

L’aveva notato tra tanti libri: il nome di Fitzgerald sovrastava Neruda, Dante e Platone. Quel volume bianco e verde era l’unico che avesse catturato la sua attenzione nella libreria all’interno del legnoso pub del centro. E aveva deciso che l’avrebbe avuto. Si avvicinò al barista barbuto chiedendogli se fosse già attivo il booksharing.

“Non li stiamo ancora scambiando. Temiamo che qui non ci sia ancora la mentalità giusta per farlo”.

“Ma posso acquistarne uno?”.

“Quale ti interessa’”.

“I racconti dell’età del Jazz”.

Il ragazzetto toccandosi la barbetta esitava. “Non sono in vendita ma magari puoi chiedere a lei: quel libro è suo” rispose indicando una donnina bassina.

Speranzosa le si avvicinò e spiegò la situazione e spiegò il suo interesse.
“Non è in vendita” le rispose la cameriera. “Non ha valore economico”.
A nulla valsero i sorrisetti dolci e cortesi. La sua supplica non le avrebbe permesso di regalare quel libro. Ma almeno lo voleva sfogliare.

E così lentamente lo prese dallo scaffale e lo aprì. La prima pagina che lesse era scarabocchiata con delle parole poste su righe ordinate sul margine destro, così come la seconda, così come la terza. E anche le successive.

Ogni pagina scritta da Fitzgerald era affiancata da parole a biro scritte da un altro autore. E allora si sedette sul divano di pelle marrone di quel legnoso e fumoso pub del centro e con gli occhi spalancati lesse dal “Mia cara Alessia” al “…tutto questo per dirti ti amo”.

Sorrise rimettendo a posto quel libro lungo quanto una lettera d’amore.

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